Dal nome antico al legame con il Mediterraneo

Il nome Cannonau (chiamato anticamente anche Cannonao) affonda le sue radici in un fascino linguistico e storico complesso. Secondo alcune ipotesi linguistiche, il termine risulterebbe accostabile all'assiro-babilonese Kannu-na'um (alBEREllo nostro), sebbene il vero nodo critico riguardi il legame fitonimo e semantico tra il Cannonau, il Garnacha spagnolo e il Grenache francese, oltre al termine storico Vernaccia (vino bianco) con cui anticamente venivano indicate queste stesse varietà.Studi storici fondamentali, come quelli del botanico francese Pierre-Jean Legrand d'Aussy (seconda metà del Settecento) e del conte Alexandre Odart nel suo trattato del 1845 (Traité d'Ampélographie Universelle), hanno a lungo dibattuto sulla provenienza del vitigno. Se in un primo momento si riteneva che il Grenache fosse autoctono del Roussillon o introdotto in Francia dagli spagnoli, le ricerche successive (tra cui quelle di Roger Dion) hanno evidenziato come l'uso del nome Grenache indicasse originariamente un vino bianco (la Vernaccia), e solo verso la fine del Settecento/Ottocento il nome sia slittato a indicare il vino rosso attuale.

In Spagna, analogamente, la parola Garnacha o Garnatxa derivava anticamente dall'italiano Vernaccia, identificando vini bianchi almeno fino al XVII secolo (come attesta Miguel de Cervantes nel 1613 nella novella El licenciado Vidriera, dove la Garnacha compare in una lista di vini bianchi italiani apprezzati). Solo a partire dal 1734 e nel Dizionario spagnolo del 1780 la parola Garnacha inizia a essere riferita in modo definitivo a un vino rosso (vino tinto), stabilizzandosi nei trattati successivi (come quelli di Antonio Blanco Fernandez e di Giulio Balbi Valier nel XIX secolo) come l'uva a bacca nera più diffusa in Aragona e in tutta la penisola iberica.


 

Biologia molecolare e genetica: le radici nel territorio sardo e le parentele

Se la storia terminologica ha spesso confuso le piste, la biologia molecolare moderna ha rivoluzionato l'approccio scientifico, facendo chiarezza sull'albero genealogico del vitigno.

Grazie a una collaborazione internazionale tra l'AGRIS Sardegna di Cagliari, l'Università di Milano-Bicocca e il Dipartimento di Agricoltura dell'Università di La Rioja in Spagna, è stato possibile analizzare i profili microsatellitari (profilo genetico AKINAS), giungendo a risultati straordinari:

  • Identità genetica: È stata riscontrata una completa identità genetica tra campioni di Garnacha spagnola e di Cannonau
     

  • Relazioni filogenetiche: La ricerca, unita agli studi di Frare et al. (2010) sulla biologia molecolare e sui rapporti tra varietà caucasiche ed euroasiatiche, dimostra che il Cannonau, con la gran parte delle varietà sarde, tende a raggrupparsi nelle vicinanze delle varietà armene e georgiane, presumibilmente in considerazione della maggiore vicinanza alla base genetica comparata rappresentata dalla vite selvatica.

  • Priorità sarda: Le tracce del Cannonau in Sardegna risultano non solo ben radicate (citato in atti notarili sin dalla prima metà del Cinquecento come elemento fisso della vitenologia regionale), ma precedono cronologicamente di ben due secoli le prime attestazioni documentate della sua grande diffusione in Spagna.


     

 Il Cannonau: diffusione, caratteristiche agronomiche e variabilità

Il Cannonau rappresenta storicamente il vitigno a bacca nera più diffuso della Sardegna, coltivato soprattutto nella zona orientale dell'isola per la produzione di un vino rosso molto pieno e piuttosto secco. Nonostante una rilevante spiantatura avvenuta nei decenni passati, nel 1990 occupava ancora una superficie di circa 11.000 ettari in tutta l'isola.

Caratteristiche ampelografiche generali:

  • Apice del germoglio: Si presenta a ventaglio, aracnoide ed erbaceo, con colorazione dorata o leggermente rosata e peluria rada.

  • Foglia adulta: Media, reniforme, trilobata o raramente quinquelobata; seno peziolare aperto a lira, con seni laterali poco marcati. Lembo ondulato a superficie liscia, di colore verde lucente e completamente glabra su entrambe le pagine. Denti da mediamente pronunciati a poco marcati, biserrati o semi-serrati.

  • Grappolo: Di taglia media (peso di circa 190-250 g), troco-sferoidale o obovoide, con acini di colore blu-violetto, buccia sottile ma consistente, molto pruinosa. La polpa è succosa, di consistenza molle, con un'epoca di invaiatura medio-tardiva che gli consente di superare le gelate primaverili e maturare a metà settembre.


     

La particolarità della variante: il "Cannonau Rosato"

Accanto al celebre vitigno a bacca rossa, riveste un grandissimo interesse ampelografico ed enologico la variante del Cannonau rosato, studiata approfonditamente attraverso i progetti di conservazione e caratterizzazione del germoplasma (come quello condotto presso l'azienda agraria di Agris Sardegna a San Michele di Ussana).


 

Origini e caratterizzazione genetica del Cannonau Rosato

Il Cannonau rosato è il risultato dell'incrocio tra il Cannonau e l'Apesorgia bianca. L'accessione di riferimento proviene da un vecchio vigneto situato in agro di Sestu, un vitigno di cui non si conosce la coltivazione in altre aree dell'isola. Poiché l'Apesorgia bianca è un genitore e non una varietà diffusa al di fuori dell'area meridionale della Sardegna, si ipotizza che il suo areale sia limitato a questa zona.


  • Morfologia: Varietà molto produttiva, presenta foglie e portamento che si distinguono dal Cannonau classico per il colore dell'acino (rosa o rosso, con pigmentazione antocianica della polpa nulla) e per il fiore, che è morfologicamente femminile (a stami riflessi e gineceo completamente sviluppato) e arriva direttamente dal genitore Apesorgia bianca.

  • Dendrogramma genetico: Il dendrogramma posiziona il Cannonau rosato in stretta relazione con l'Apesorgia bianca (condividendo 27 alleli su 44) e con il Cannonau (24 alleli condivisi), confermando che si tratta di una varietà autoctona originatasi da questo specifico incrocio naturale.


     

Parametri agronomici e fenologici (Annata di riferimento 2015)

Tenore in zucchero del mosto: 21,3 °Brix ($\pm 1,9$).

Acidità totale del mosto: 5,1 g/l ($\pm 2,3$).

pH del mosto: 3,4 ($\pm 0,2$).

Acido malico: 0,9 g/l ($\pm 0,7$)

Acido tartarico: 4,8 g/l ($\pm 0,9$).

Polifenoli totali: 759,3 mg/l ($\pm 113,3$).

Flavonoidi totali e Antociani: Rispetto al Cannonau classico, i flavonoidi totali si attestano al 61,7% e gli antociani al 51,2%.

Fenologia: Germogliamento in prima decade di aprile; fioritura in terza decade di maggio; invaiatura in seconda decade di agosto; maturazione dell'uva nella terza decade di settembre.


 

Profilo sensoriale ed enologico del vino da Cannonau Rosato

Un aspetto di particolare fascino tecnico riguarda la vinificazione del Cannonau rosato. Dati i suoi moduli di accumulo e il modesto contenuto di antociani rispetto alla varietà madre a bacca rossa, la pratica enologica ha sperimentato la vinificazione in bianco (testata nei cicli di studio 2013, 2014 e 2015).

  • Analisi visiva: La tonalità del vino varia dal giallo dorato al giallo paglierino con riflessi dorati.
     

  • Profilo aromatico (Olfatto): I descrittori aromatici percepiti sono prevalentemente generiche note floreali e fruttate (pera), accompagnate da intensi sentori caramellizzati e vegetali (secco).

  • Esame gustativo-tattile: Dal punto di vista strutturale e gustativo, il vino dell'annata 2015 si presentava con intensità percepite sui valori al di sopra della media per quanto riguarda le note floreali e fruttate. L'esame descrive un vino equilibrato nelle sue diverse componenti, caratterizzato da una discreta struttura e persistenza, con una bassa intensità dell'amaro che lo rende rotondo, armonico e di grande finezza espressiva.